Obesità = Infelicità

La strada dell'obesità è fatta di infelicità... un tanto al chilo.

Grasso è bello, i grassi sono allegri e considerazioni di analogo tenore sono solo immani fesserie, almeno per quanto mi riguarda. Non voglio avere la pretesa di appiccicare etichette o fare generalizzazioni totalizzanti, ma nella mia lunga esperienza personale l'obesità è sempre stata motivo di imbarazzo, senso di inadeguatezza, ostacolo nei rapporti interpersonali, infelicità e, da ultimo, malessere fisico e fonte di patologie gravi e tendenzialmente croniche. Uscire dal tunnel dell'obesità mi ha permesso di ritrovare fiducia in me stesso e di vivere meglio in mezzo agli altri, senza più sentirmi diverso o pagare un inevitabile impatto visivo negativo ogni volta che facevo nuove conoscenze.

Il disagio dell'obeso è difficile da capire per chi non ha problemi a tenere sotto controllo il proprio peso corporeo e la cosa particolarmente odiosa è che l'obesità si auto-alimenta, creando una voragine sempre più profonda in cui costringe con catene sempre più pesanti e difficili da spezzare chi ha la sfortuna di entrare nel suo meccanismo. 

Sono tanti i motivi di infelicità di una persona in forte sovrappeso. Al primo posto, nella mia esperienza, troviamo il fatto di essere profondamente incompresi, quando non sbeffeggiati. L'idea che l'obeso si abbuffi tutto il tempo e che, quindi, sia l'unico colpevole della propria situazione è quantomeno ingenerosa. La verità è che il sovrappeso si accumula in modo graduale, con un lento ma costante accumulo di grasso in eccesso dovuto alle cattivi abitudini alimentari e di vita e, spesso, ad una predisposizione genetica. Ci vuole talento per essere obesi, credo che tutti noi conosciamo più di una persona che a dispetto delle pessime abitudini alimentari sfoggia una linea invidiabile e, magari, ha problemi ad ingrassare anche facendo incetta di ogni bomba calorica che gli capita a tiro. E' vero che spesso l'obeso si rifugia nel cibo per trarne piacere sotto forma di endorfine: il cibo somiglia ad una droga, sotto questo profilo, e i fenomeni di binge eating (sono quegli episodi di perdita totale di controllo sul cibo che affliggono spesso gli obesi animati dal desiderio di dimagrire - ma non solo -.... avete presenti gli assalti al frigorifero in orari lontani dai pasti e in assenza di vero appetito?)  che spesso accompagnano i migliori propositi di cambiare registro stanno dimostrare la forte componente psicologica dei disturbi alimentari spesso correlati al sovrappeso e all'obesità. Lascio ai medici il compito di catalogare e distinguere opportunamente tra obesità, binge eating disorder ed altri disturbi dell'alimentazione, per quanto mi preme segnalare in questo contesto è sufficiente ribadire che l'approccio "tradizionale" fatto di diete, sacrifici, conteggio di calorie e simili non funziona e non risolve il problema dell'obeso, che tende a sprofondare in un'infelicità cui, nel tempo, rischia di assuefarsi fino a perdere di vista la realtà. 

La verità è che l'obesità porta con sé molti motivi di infelicità nel rapporto con se stessi e con il prossimo. Nel rapporto con se stessi, l'obesità insinua un generale senso di inadeguatezza e ci mette continuamente di fronte a limiti di cui, in fondo, siamo noi stessi colpevoli. A ben vedere, l'obesità ha instillato in me un profondo senso di colpa, una costante malinconia dovuta alla consapevolezza dei propri limiti e della propria incapacità di prendere le redini della mia vita e condurla dove volevo io. Nel rapporto con gli altri ero profondamente condizionato dal mio aspetto fisico: consapevole dello scarso appeal esercitato sul sesso femminile, anche nei rapporti con gli uomini ero certo di dover pagare un pesante dazio almeno nel primo impatto, inevitabilmente condizionato dal mio problema: un grassone è molliccio sotto tutti i punti di vista, fisicamente e, pertanto, mentalmente. E' un debole, uno che non sa affrontare e risolvere un problema auto-indotto, una persona che manca di forza di volontà e carattere. A poco contano i valori personali che si possono mettere sul piatto nel tempo, quando i rapporti si approfondiscono e consolidano: è evidente che una persona grassa può avere molti amici e raccogliere attestati di stima per le proprie qualità intellettuali e caratteriali, ma di sicuro dovrà superare alcune barriere dovute al proprio aspetto fisico, che gioca un ruolo essenziale nel "primo impatto" con il prossimo.

C'è poi l'aspetto legato alla salute: il grasso in eccesso non è affatto salutare. Chi, come me, ha una predisposizione generica allo sviluppo di disturbi del metabolismo degli zuccheri, ha la ragionevole certezza di sviluppare il diabete in tempi rapidi se non tiene sotto controllo il proprio peso. E' un dato di fatto: il grasso in eccesso, in particolare l'accumulo addominale, diventa un vero e proprio organo che produce sostanze che intralciano i meccanismi di livellamento degli zuccheri nel sangue (insulino resistenza). Il forte sovrappeso ha anche pessime conseguenze sulla circolazione, sulla respirazione (penso all'apnea notturna e al russamento), sulle articolazioni, sull'efficienza fisica generale: per molti obesi anche i movimenti più semplici quali legarsi le scarpe o lavarsi la schiena diventano difficili o impossibili, costringendo ad un adattamento che, almeno nel mio caso, risultava spesso umiliante.

Dimagrire e recuperare la propria forma fisica ideale, invece, è motivo di grande felicità, una vera esplosione di recuperata autostima. Si azzerano tutti i problemi fisici, relazionali, psicologici e sociali associati all'obesità e si torna a vivere al 100% e ad essere FELICI nel senso più proprio del termine.

Non pretendo di avere la formula magica, ma certamente posso indicarvi come ho risolto il mio problema. Se ho attivato questo blog è proprio perché mi ripropongo di dedicare tempo a questo proposito, nella speranza che altri obesi come me possano mettersi alle spalle in modo definitivo tutta l'infelicità causata dalla loro attuale condizione e poter dire, come me: ce l'ho fatta.

A chi non ha problemi di obesità, invece, attraverso le pagine di questo blog vorrei aprire gli occhi. Dei problemi procurati dalla loro condizione gli obesi parlano poco e malvolentieri, per una questione di riservatezza e incoffessabilità di molti dettagli. Oggi che non mi sento più coinvolto direttamente, non ho problemi a raccontare emozioni e sensazioni di un passato che non sento più mio: l'idea è quella di offrire uno spaccato sull'obesità e sui suoi risvolti psicologici, una testimonianza di prima mano sulla condizione dell'obeso che può aiutare tutti a comprendere meglio le dinamiche di questa patologia e a rapportarsi con chi ne è afflitto in modo corretto. Io sono stato fortunato, perché sono sempre stato circondato da persone sensibili che non mi hanno fatto mai pesare il mio grasso più di quanto non risultasse dalla bilancia, ma non tutti hanno la mia stessa fortuna.

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