sabato 3 marzo 2012

Dieta dimagrante: il primo giorno

Siete pronti per iniziare la vostra avventura e mettervi alle spalle l'ingombrante fardello del vostro sovrappeso? Il primo giorno di dieta deve essere un momento di felicità, perché segna l'inizio di un percorso che vi permetterà di mettervi alle spalle i numerosi problemi causati dall'obesità. Non mi riferisco solo a quelli di salute, ma anche e soprattutto a quelli psicologici e sociali. Avete mai provato a pensare quanto l'obesità possa limitarci nella vita quotidiana? Quanto ci complichi i rapporti con gli altri? Molti dicono di accettarsi ed essere soddisfatti della propria pinguedine, personalmente ci sono sempre stato stretto... non mi sono mai sentito "obeso" e quindi vivevo male con me stesso e, conseguentemente, con gli altri.

In futuro mi riprometto di affrontare più da vicino le problematiche che nella mia personale esperienza hanno segnato i numerosi anni vissuti nell'obesità, ma oggi voglio andare sul concreto e darvi un input per iniziare la dieta!

Ecco come ho iniziato io!

Colazione

Mezza tazza di latte con caffé solubile
Due fette biscottate integrali (meglio se biologiche, ma con quello che costano, l'importante è che non contengano zucchero)

Spuntino mezza mattina:

Una mela

Pranzo

70 grammi di pasta integrale con tonno o sgombro al naturale
1 mela o 1 arancia

Merenda 

Uno jogurt o un frutto (mela e arancia da preferire)

Cena

Pollo o Tacchino con verdure miste
Crakers integrali (40-50 grammi)
1 frutta

Ecco come preparare i piatti. La pasta integrale mi risulta praticamente immangiabile con il normale sugo di pomodoro, per questo la preferisco condita in bianco, con sgombro/tonno o meglio ancora con verdure e pollo/tacchino, solitamente avanzati dalla cena precedente.

La carne con le verdure la potete preparare con pollo o tacchino, variando di tanto in tanto con carne di maiale o di vitello - sempre magra - mentre per le verdure potremo usare quello che ci pare. Personalmente preferisco: peperoni, cipolla rossa, broccoli, spinaci, carote,  cavolo verza, melanzane, bietola, fagiolini. Con moderazione potete variare anche inserendo ceci o fagioli e qualunque altra verdura di vostro gradimento.

Per cucinare vi occorre un WOK. Una volta ridotti pollo/tacchino e verdure in pezzetti, cominciamo a cuocere la sola carne - per evitare che si lessi con l'acqua tirata fuori dalle verdure - avendo cura di ungere appena la padella e girare di continuo per evitare che si attacchi tutto. Una volta rosolata la carne potremo aggiungere le verdure già tagliate in precedenza ed un pizzico di sale iposodico - se vi abituate a mangiare senza è meglio, soprattutto se avete problemi di pressione arteriosa. Continuiamo a cuocere a fuoco moderato girando di continuo, e poco prima che il piatto sia pronto potremo aggiungere un po' di salsa di soia o di aceto balsamico per dare aroma. 



Nel primo giorno di dieta non dovrete far mancare l'attività fisica: fate una bella passeggiata a passo spedito per almeno 30 minuti. Suderete, è normale, ma se penserete che in fondo alla strada che avete iniziato a percorrere c'è la vostra felicità... dovreste riuscire a trovare la determinazione per portare a termine l'impegno. 

Se prima di andare a letto vi prende un attacco di fame, non andate nel panico. L'importante è imparare a gestire questi momenti, evitando di innescare la serie di "strappi alla regola". Mangiate sedano, finocchi, carote, un'arancia, evitando accuratamente tutto ciò che è caloroso, a partire da carboidrati (pane), affettati, formaggi e ... tutto ciò che in passato è finito sulla vostra tavola negli attacchi di fame psicologica.

Se terrete duro all'inizio, vedrete che pian piano la cosa diventerà sempre meno impegnativa: più tenete duro e più alzate la posta in gioco, perché i risultati che otterrete nel frattempo vi sconsiglieranno di vanificare tutto per la soddisfazione di un momento. Dopo un po', gli attacchi di fame saranno un lontano ricordo e vi chiederete come avete fatto, in passato, a restare impantanati nella schiavitù del cibo!

Provare per credere!


sabato 25 febbraio 2012

Dimagrire: dieta o stile di alimentazione?

Prima di inziare la dieta, è bene mettersi d'accordo sul significato di questa parola. Se con il termine "dieta" intendiamo un regime di alimentazione controllata che dovremo mantenere per il tempo necessario al dimagrimento per poi abbandonarlo una volta raggiunto il nostro obiettivo, secondo me stiamo partendo con il piede sbagliato.

Personalmente, credo che mettersi a dieta debba significare una cosa un po' diversa: cambiare stile di alimentazione. Nel mio personale percorso, che mi ha permesso di dimagrire circa 50 chili in modo salutare e senza particolari problemi collaterali (ivi incluso quello, da me temutissimo, della pelle in eccesso, che invece assilla buona parte di coloro che si sottopongono ad interventi chirurgici più o meno invasivi per agevolare la perdita di peso) ho chiaramente aumentato le quantità di carboidrati per rallentare e infine arrestare la perdita di peso man mano che mi avvicinavo al peso forma, aumentando in modo corrispondente proteine, frutta e verdura (il metodo di alimentazione che ho sperimentato con successo prevede pasti composti da 1/3 di carboidrati, 1/3 di proteine e 1/3 di frutta e verdura), ma aldilà di questa variazione di quantità non ho cambiato in modo significativo lo stile di alimentazione.

Fatta questa premessa, necessaria ad entrare nel giusto ordine di idee, conviene che provi a spiegare i presupposti di questa soluzione. Il nostro organismo si è evoluto nel corso di centinaia di migliaia di anni, elaborando le risposte biologiche alle condizioni ambientali del nostro habitat: si tratta, evidentemente, di modificazioni che hanno richiesto tempi molto lunghi, e che non potevano mettere in conto il radicale e repentino cambiamento dello stile di alimentazione intervenuto nell'arco dell'ultimo secolo, che nella tempistica evolutiva rappresenta, più o meno, un battito di ciglia.

Se dovessimo provare ad immaginare il modello di uomo che ha generato gli adattamenti e gli aggiustamenti del nostro organismo, dovremmo fare riferimento all'uomo delle caverne: il nostro organismo è studiato per massimizzare le chance di sopravvivenza dell'uomo preistorico, che di certo non aveva la possibilità di andare a mangiare una pizza, di farsi un hamburgher con maionese né di sbafarsi una generosa porzione di tiramisu annaffiata con maraschino o con un grappino. 

L'uomo preistorico si alzava al mattino e doveva fare molti chilometri per procurarsi il cibo, composto in prevalenza da frutta e verdura raccolti sul territorio e (poca) selvaggina procurata con la caccia. Quindi si avevano alti consumi energetici per la costante attività fisica ed un'alimentazione priva dei cibi elaborati ed ipercalorici disponibili per la generalità dei cittadini solo da poche decine di anni. Già i nostri nonni mangiavano la carne una volta a settimana, pensate a quanto è stato rapido il processo di "arricchimento" della dieta occidentale!

Il nostro organismo non poteva certamente elaborare risposte in tempi rapidi, e così si è avuto un risultato che è sotto gli occhi di tutti: obesità e diabete, un tempo malattie "delle famiglie regali" sono diventate vere piaghe nel mondo occidentale, e non solo. Secondo alcune teorie, anche le circa 40 malattie autoimmuni sarebbero riconducibili all'alimentazione profondamente sbagliata dei nostri tempi. 

La dieta che ho seguito parte da questi presupposti e prevede, quindi, un vero e proprio cambio di stile di alimentazione e di vita: attività fisica per smuovere il nostro metabolismo e alimentazione sana ed equilibrata per perdere peso e, successivamente, mantenerlo senza problemi.

Se partirete con lo sconfonto nel cuore per le rinunce che dovrete necessariamente affrontare, sarà tutto più difficile. Se, invece, pensate ai vantaggi quasi immediati che potrete trarre grazie al vostro impegno per voi stessi e, soprattutto, al fatto che il vostro palato imparerà a riscoprire il gusto dei cibi sani dimenticando in fretta il cibo spazzatura, sarete sulla buona strada.

Vi garantisco che le sensazioni estremamente positive che si provano nel toccare con mano i risultati di questo approccio, che, come già accennato, non comporta particolari sacrifici o rinunce, morsi della fame e simili, agiscono da stimolo nel proseguire il percorso, fino a portarci al punto di non capire come abbiamo fatto in precedenza a convivere con l'obesità senza muovere un dito per uscirne. 

Provare per credere: sto preparando alcune ricette e l'alimentazione "tipo" che ho seguito all'inizio del mio percorso per offrirvi un modello pratico e sperimentato con successo. Ovviamente, sempre senza la pretesa di sostituirmi a dietologi e alimentaristi!


mercoledì 22 febbraio 2012

Abbracciare il cambiamento

Una delle cose che più mi ha stupito ed entusiasmato allo stesso tempo quando sono finalmente riuscito ad imboccare la giusta via del dimagrimento è stata la totale assenza della classica sofferenza che si accusa nei primi giorni di dieta. All'inizio non ero completamente convinto dalle linee guida di DietaGift, perché ero troppo attaccato al concetto delle calorie e non avevo toccato con mano l'efficienza di questo metodo alimentare, che poggia su basi scientifiche tanto solide quanto, haimé, misconosciute da buona parte degli "addetti ai lavori".

Pensavo che il nostro organismo funzionasse un po' come una banca: se metto nel conto più di quanto spendo, accumulerò denari.... se spendo più di quanto deposito, il mio conto andrà presto in rosso. Con il grasso le cose stanno diversamente, perché entrano in ballo una lunga serie di fattori, a partire dalla capacità del nostro organismo di bruciare energie. Le diete ipocaloriche basate su una stretta regolazione dei "depositi" finiscono per innescare una serie di meccanismi che non ci aiutano a stabilizzare il nostro peso e che ci predispongono ad un suo pronto recupero non appena abbassiamo la guardia. Nella mia lunga esperienza, ho notato che ogni volta in cui riuscivo a dar seguito al proposito di mettermi a dieta (proposito che generalmente rimbalzava da un giorno all'altro... "domani" appariva sempre come il giorno migliore per cominciare!) soffrivo come un cane nei primi tempi, lo stomaco si ribellava e reclamava cibo!!!! A nulla valeva il tentativo di ingannarlo ingerendo buone quantità di cibi a scarso contenuto calorico quali carote, sedano o simili... per abituarsi al nuovo regime ipocalorico occorrevano almeno un paio di settimane in cui era giocoforza rigare dritto, senza sgarri di alcun tipo, e soffrire la fame, i brontolii dello stomaco ed una decisa stitichezza.

Quando, infine, ho imboccato la giusta strada per mettermi alle spalle i chili di troppo, sono rimasto stupito dal fatto che i classici effetti collaterali della dieta... non venivano a farmi visita. Sicuramente la "strizza" procurata dalla diagnosi poco rassicurante - diabete e ipertensione - ha giocato un ruolo significativo, ma il fatto è che il regime alimentare che ho assunto ormai da un anno e mezzo non comporta né morsi della fame né quella classica sofferenza che accompagna ogni dieta "tradizionale", ma solo un minimo di adattamento.

La determinazione è una dote che non mi è mai mancata, eppure in passato non mi ha permesso di vincere la mia battaglia con i chili di troppo. Mancava un metodo effettivamente valido, ed i fallimenti non erano colpa mia! E' importante che tutti gli obesi si rendano conto del fatto che eventuali fallimenti non significano affatto che sono destinati a restare intrappolati in un involucro ingombrante per tutta la vita, ma solo che, con ogni probabilità, non hanno rivolto le proprie attenzioni ad un metodo corretto e scientificamente valido.

E' ovvio che, soprattutto nei primi tempi, dovremo fare delle rinunce. Ad esempio, io sono un grande appassionato di pizza, estimatore dei formaggi stagionati e, da sempre, un amante del vino. Ho abolito l'alcool ed i formaggi stagionati, ricominciando a concedermi un po' di amata pizza solo dopo aver raggiunto un 75% del calo di peso programmato, ma se dovessi dire di aver sofferto per queste rinunce... direi una bugia.

La verità è che una volta abbracciato il cambiamento, sia per quanto riguarda l'alimentazione sia con riferimento all'attività fisica... ho trovato tanti e tali benefici da non rimpiangere ciò che mi ero lasciato alle spalle. Agli amici che durante cene e occasioni di convivialità insistono per riempirmi il bicchiere ripeto sempre la stessa frase: "A me piaceva bere perché mi faceva stare bene. Da quando ho scoperto che mi fa male, non mi piace più!". Ovviamente chi non ha problemi di diabete può continuare a concedersi un po' di vino, di cui ovviamente deve tenere conto nel calcolo della composizione e delle quantità degli altri alimenti, ma posso dire che l'aver eliminato l'alcool dalla mia vita è una delle cose di cui vado più fiero. Ad esempio, ho scoperto che tutti i problemi di grastrite che mi affliggevano sono scomparsi totalmente: niente male per uno che viveva con le pasticche di antiacido sempre a portata di mano!

Oggi alterno tapis-roulant e pesi all'attività subacquea, che ho ripreso dopo anni di stop imposto dalla mia condizioni di obeso... fuori controllo. Dopo la mia sessione di allenamento o dopo una lunga immersione provo sensazioni positive che è difficile da descrivere, ma che ormai sono per me irrinunciabili: faticare mi piace perché mi fa stare bene, eppure per buona parte della mia esistenza ho sempre guardato con un misto di sospetto e commiserazione i "poveracci" che correvano a piedi o in bicicletta, magari con la pioggia o il freddo... "Ma chi glielo fa fare", pensavo.... adesso capisco: il benessere psico-fisico che questo genere di attività ci regala finisce per rendere la fatica una vera droga, un qualcosa che finisce per dare assuefazione. Il bello è che le conseguenze positive di questo meccanismo sono tante: oltre ad aiutarci a bruciare grassi, l'attività fisica aumenta l'efficienza del nostro corpo in modo incredibile! Non potete capire quali emozioni si provano, anche solo venti e trenta chili "dopo", nel constatare che legarsi le stringhe delle scarpe senza un ingombrante pancione...è un'operazione molto semplice.

Per concludere, voglio darvi un consiglio: provate a visitare il sito di DietaGift, cercate un medico del loro circuito nella vostra zona e fatevi consigliare.  Vi garantisco che non si tratta di una dieta come tante altre... è la chiave per la soluzione definitiva del vostro problema! Sia chiaro, non sono in alcun rapporto con DietaGift e non percepisco commissioni :-) sono solo una persona resa felice dalla scoperta di questo metodo alimentare che, sono certo, potrà aiutare anche voi a sconfiggere obesità e diabete!

martedì 21 febbraio 2012

Guarire dal diabete

Quando mi venne diagnosticato il diabete alimentare, cominciai subito a cercare informazioni in rete. I miei genitori avevano entrambi sviluppato questa patologia già da un decennio, ma finché il problema non mi ha toccato personalmente non ho sentito l'esigenza di approfondire la questione.
Scoprii subito che esistono due tipi di diabete molto diversi fra loro (quello di tipo 1 insulino-dipendente e quello di tipo due o alimentare) e che l'unico mammifero in grado di guarire dal diabete alimentare è un topolino (Psammomys obesus) molto speciale. Questo roditore che vive in Africa e Medio Oriente sviluppa il diabete quando conduce vita sedentaria e assume carboidrati in eccesso, ma se poi torna a fare attività fisica e ad assumere le giuste quantità di cibo... riesce a guarire.

Dopo aver ricevuto la notizia dal mio medico, ripensai alle parole che un mio zio aveva pronunciato alla mia richiesta di informazioni sul responso del suo medico in seguito ad analisi del sangue "stimolate" da alcuni segnali preoccupanti che avevano evidenziato l'insorgenza del diabete alimentare: "Il dottore ha detto che devo campà male pe' morì bene. Te ricordi quei bei bicchieri di vino, quei pezzi de cacio, quella schiaccia colla mortazza? Beh, ha detto che per me ste delizie so' finite per sempre".

Dal diabete non si guarisce, è vero, ma certamente è possibile compensarlo in modo tale da annientare il rischio delle pericolosissime conseguenze a medio e lungo termine dell'iperglicemia, che si abbattono, tra gli altri, su organi vitali quali cuore e reni. Eliminando il grasso in eccesso e implementando un'attività fisica regolare, infatti, è possibile tenere sotto controllo il diabete recuperando valori perfettamente normali (glicemia, emoglobina glicosilata).

Prendiamo il mio caso. Dopo l'ennesima cena pantagruelica, annaffiata da abbondanti libagioni, mi svegliai nel cuore della notte con una strana sensazione e capii che qualcosa non andava. Non era la prima volta, ma sulle prime non avevo ricollegato queste sensazioni agli eccessi a tavola. Al mattino trovai sangue nell'urina e la cosa mi preoccupò moltissimo: il sangue nell'urina può essere dovuto anche ad una semplice cistite - ed era questo il caso - ma... a mio padre avevano diagnosticato il diabete in seguito ad analisi del sangue "stimolate" proprio da una cistite.  La cosa mi insospettì e preuccupò non poco.
Andai a fare le analisi e due ore dopo mi chiamarono a casa chiedendomi se avessi il diabete. Dissi che non mi risultava, ma l'interlocutore replicò dicendo che dovevo passare a prendere i risultati per portarli al più presto dal mio medico curante. Glicemia a 152 e glucosio nell'urina: diabete alimentare.

Si consideri che tra la manifestazione della cistite e il prelievo sanguigno passò circa una settimana, durante la quale mangiai in bianco e abolii ogni tipo di alcolico (non sono mai stato alcolizzato, ma certamente ero un bevitore gagliardo, soprattutto nelle occasioni di convivialità): se avessi fatto le analisi il giorno dopo la cena... chissà che valori sarebbero venuti fuori!

Ebbene, dopo aver perso 50 chili ed aver radicalmente cambiato stile di vita e alimentazione, i miei valori sono tornati perfettamente nella norma: 85 glicemia (al mattino), 5.2 emoglobina glicosilata (che esprime il valore medio della glicemia nell'arco degli ultimi 3 mesi circa. Fino a 6 il valore è ritenuto nella norma, per un diabetico l'obiettivo è contenerlo entro il valore 7).

E' evidente che, ove riprendessi i chili perduti e ricominciassi a mangiare e bere come un tempo, certamente tornerei a sballare tutti i valori e a soffrire delle conseguenze dell'iperglicemia, ma non è questo il punto. Il punto è che una malattia dalle conseguenze potenzialmente letali può essere curata senza medicine, semplicemente acquisendo uno stile di vita più sano.

Per un obeso come me, i vantaggi di una simile scelta non si sono limitati alla salute fisica: il maggiore giovamento l'ho tratto sul fronte psicologico, perché oggi mi sento felice ed ho acquisito una maggiore sicurezza nelle mie capacità, con conseguente benificio in termini di autostima. Insomma, tanti piccioni con una fava.

lunedì 20 febbraio 2012

Dieta e alimentazione equilibrata

Il segreto del dimagrimento sta nell'approccio al problema. Le diete ipocaloriche, cioé quelle fondate sulla riduzione dell'apporto calorico, si sono dimostrate completamente fallimentari nel mio caso, perché, nella migliore delle ipotesi, non appena  finita la dieta e ripreso a mangiare "normalmente" (e non troppo!) ho iniziato da subito a riaccumulare il peso smaltito con tanta fatica.

Il problema non sta nel conteggio delle calorie, ma nello stile di vita ed alimentazione. In primo luogo, dobbiamo attivare il nostro metabolismo affinché faccia buon uso delle calorie che introduciamo al suo interno con gli alimenti. Quando si diminuisce l'apporto calorico, non si procede in questa direzione.... è difficile attivare il metabolismo senza introdurre "carburante". Posto che l'accumulo di grasso è dovuto essenzialmente ad uno squilibrio tra calorie introdotte e consumate, è evidente che il maggior consumo indotto da una pratica costante di attività fisica non può che portarci benefici.

Ma non è tutto qui. Quando assumiamo il cibo, dobbiamo farlo tenendo presente i meccanismi che reggono il metabolismo degli zuccheri: il nostro organismo è dotato di un sistema finalizzato ad assicurare che il livello di zuccheri nel sangue non scenda né salga oltre certi limiti. Quando mangiamo la glicemia si innalza in misura proporzionale a quantità e qualità dei cibi assunti, e quando il picco glicemico supera una certa soglia interviene la produzione di ormoni che hanno il compito di tenere sotto controllo il tasso di zuccheri, riducendolo. Il principale di questi ormoni è l'insulina. Quando l'organismo (il pancreas) produce insulina, non si ottiene solo una riduzione di zuccheri, ma anche.... un aumento dell'appetito: ci viene fame e vogliamo mangiare di nuovo!

E' ormai scientificamente provato che le restrizioni caloriche non fanno altro che innescare una serie di meccanismi che conducono ad un aumento della fame, ad una riduzione dei consumi e ad una predisposizione per l'accumulo di grasso! In pratica, se anche si perde grasso nel breve e medio periodo, inevitabilmente ci ritroveremo a riprendere ogni chilo faticosamente eliminato! Oltre al grasso, poi, elimineremo in buona misura la massa magra, ossia quella metabolicamente attiva nel nostro organismo: faremo tanti sacrifici, ma ci ritroveremo presto al punto di partenza.

Per dimagrire senza patire la fare, dobbiamo cambiare la nostra alimentazione in modo da evitare picchi glicemici e mirare a quella che gli ideatori di DietaGift chiamano "calma insulinica". Oltre alla qualità dei nutrienti, è fondamentale la composizione di ciascun piatto e la corretta distribuzione dei pasti nell'arco della giornata.

Ciascun pasto deve essere composto per 1/3 da carboidrati (pasta, pane, riso, cereali etc), 1/3 proteine (carne, pesce, latticini etc) ed 1/3 frutta e verdura. Pane, pasta, riso, cereali e simili sono alimenti dall'alto indice glicemico, vale a dire che procurano una rapida impennata dei livelli di zucchero nel sangue, ma se abbiamo l'accortezza di ingerire solo alimenti integrali, ossia arricchiti con le fibre, otterremo una sensibile riduzione dell'indice glicemico, perché il nostro organismo impiegherà più tempo per ricavare gli zuccheri rispetto a quanto non farebbe con pane o pasta "normali".

Per quanto riguarda la distribuzione dei pasti, devo dire di non aver seguito alla lettera la regola di DietaGift, che prevede un pasto abbondante a colazione, uno medio a pranzo ed uno leggero a cena. Nonostante ciò, i risultati sono stati eccellenti nel mio caso, ma occorre anche tenere presente che sono una persona che tende ad andare a letto piuttosto tardi (non prima dell'una e mezzo di notte). Il principio, in ogni caso, è giustissimo e ne ho avuto prova una dozzina di anni fa, quando, nel tentativo di perdere qualche chilo, iniziai a saltare il pranzo. Dopo un po' di tempo mi accorsi che nonostante la significativa riduzione dell'apporto calorico complessivo, non solo non dimagrivo... ma ingrassavo! Un giorno chiesi consiglio ad un amico esperto di alimentazione, ed ecco cosa mi disse: "Hai trovato il modo di ingrassare senza mangiare! Durante il giorno il tuo organismo si ritrova senza energie e va a mangiarsi i muscoli, poi la sera mangi e vai a letto, quindi tutto ciò che introduci non lo utilizzi e finisce in riserva di grasso".

Nel mio caso ho messo insieme una colazione inizialmente frugale (caffellatte con due fette biscottate integrali) che nel tempo si è arricchita prima di un velo di marmellata (biologica e senza zuccheri aggiunti), poi anche di ricotta. Le fette sono diventate tre quando ho iniziato ad avvicinarmi al punto di arrivo, anche per rallentare il dimagrimento fino ad interromperlo al momento opportuno (il rischio, paradossalmente, è quello di ...continuare a perdere peso anche quando si desidererebbe fermarsi!).  A pranzo ho alternato un piatto di 70 grammi di pasta integrale con carne (pollo, tacchino) e verdure cotte al forno o nel wok (senza olio né sale, solo un po' di aceto balsamico) ad insalate miste in cui le proteine erano costituite da formaggio asiago (indicato per i diabetici), tonno o sgombro al naturale. Per le verdure vanno bene tutte, personalmente ho evitato solo patate, zucca e carote lesse (crude invece ne ho mangiate tante!).

A cena ho sempre mangiato un mix di carne e verdure cotte senz'olio, nel wok. Mia moglie ha elaborato una serie di ricette che trovo molto gustose e che condividerò con voi nel tempo.

Ricapitolando, quindi, per dimagrire davvero dobbiamo metterci in testa di cambiare il nostro stile di vita tenendo presente tre principi fondamentali:

1) attivare il metabolismo
2) composizione dei pasti mirata alla calma insulinica
3) selezione accurata dei cibi (quelli spazzatura li dovrete praticamente eliminare!)

All'inizio qualcuno potrebbe trovare poco gratificante questo tipo di alimentazione, che comunque non vi farà soffrire la fame perché non comporta una particolare riduzione dell'apporto calorico, ma vi garantisco che in breve tempo non vorrete tornare indietro e troverete molto gratificante il sapore zuccherino di un'arancia o di una mela, al punto che non sentirete la mancanza o la voglia di una bomba calorica. Parola di uno che tutte le domeniche, cascasse il mondo, doveva fare colazione con un Lulù (grosso bigné ripieno di crema chantilly.

domenica 19 febbraio 2012

Dimagrire e rimettersi in forma

Ciao a tutti, mi chiamo Giorgio, classe 1969. Mi sono deciso ad attivare questo blog perché sento il bisogno di condividere la mia storia con tutte le persone che soffrono a causa dell'obesità, una condizione che comporta non solo malessere psicologico, ma, haimé, anche patologie serie e dall'esito potenzialmente letale, come il diabete alimentare o l'ipetensione.
Chiarisco subito che non sono un medico e che, pertanto, nei miei post non ho alcuna pretesa di scientificità: per pareri medici, dovete rivolgervi ad un medico, mentre tutte le considerazioni che troverete su questo blog devono essere considerate come la semplice opinione di un non addetto ai lavori.
Prima che qualcuno inizi a chiedersi come mai 'sto tipo sente il bisogno di parlare di cose che non conosce, chiarisco subito che seguendo i consigli del mio medico sono riuscito a perdere mezzo quintale di peso e a tenere perfettamente sotto controllo diabete e ipertensione, ritrovando una forma fisica che non avevo neanche a vent'anni e, non ultimo, un bel rapporto con me stesso e con gli altri.
Il fatto è che anche io, come molti, per anni ho lottato inutilmente con diete di ogni tipo riuscendo anche a perdere diverse decine di chili (36, per la precisione), ma ogni volta sono ricaduto nel baratro recuperando con abbondanti interessi il peso perso con tanta fatica. Questa volta è stato diverso ed ha funzionato davvero, e in tutta onestà penso che se ce l'ho fatta io, che pensavo di essere un caso senza speranza, probabilmente ce la possono fare tutti o quasi!